Al Plurale è una cooperativa sociale di tipo B di Arezzo attiva in numerosi percorsi di formazione, osservazione lavoro e inserimento lavorativo di persone svantaggiate/diversamente abili in varie tipologie di attività: allestimenti e logistica nell'organizzazione di eventi (concerti, festival, mostre, meeting), servizi amministrativi per enti, presidio e videosorveglianza di strutture per la mobilità urbana (parcheggi, scale mobili), lavori di manutenzione (imbiancature, allestimenti in cartongesso, falegnameria, piccole opere murarie), pulizie e sanificazioni, manutenzione del verde, ecc.
L'idea su cui si fondano le esperienze di inserimento lavorativo è quella per cui l'impresa sociale oltre che essere un'occasione imprenditoriale è anche un luogo dove si cerca di trovare nuove modalità relazionali e operative. L'azione si svolge attraverso la tessitura e la costruzione di un progetto condiviso per l'inserimento lavorativo di persone a rischio di esclusione sociale e occupazionale che tenga conto sia delle competenze possedute e acquisibili del lavoratore, sia delle necessità produttive dell'azienda o del servizio in cui le persone si trovano ad operare.
Per noi l'azione all'accompagnamento al lavoro è un'opportunit%agr perché tutti possano esercitare il proprio diritto al lavoro, anche per chi ha ridotte capacità lavorative o proviene da esperienze di vita che hanno reso necessario l'allontanamento dall'attività occupazionale. Il lavoro è, quindi, anche un'opportunità per "star bene" e occasione per riacquistare la fiducia in sè stessi e nelle proprie possibilità (anche di tipo relazionale).
Il lavoro dovrebbe essere percepito come condizione e modo per acquisire spazi di autonomia economica e quindi di libertà e dignità individuale, che non si basa più sulla dipendenza finanziaria da altri soggetti e/o enti. Per le istituzioni, immaginare di tracciare questo percorso virtuoso, permette di "liberare" risorse per le politiche sociali, e trasformare "contributi" in salario per svolgere attività di cui può beneficiare tutta la comunità. È in ragione di questa tendenza che, nel sentire comune, si tende a ritenere che il disabile fisico e/o psichico o il "soggetto svantaggiato" siano inadatti a svolgere "normali attività lavorative" e meritino, per questo di essere inseriti in ambiti pseudo lavorativi.
Anche la piccola esperienza dell'intervento di Al Plurale, dimostra, invece, che persone "svantaggiate" possono recuperare gap importanti e proporsi nel mondo lavorativo con dignità e capacità di rispondere ai bisogni della comunità. Viene così ribaltato il concetto di "svantaggio" che si trasforma in "risorsa" per la collettività. Un'azione coerente e forte di "lotta all'esclusione" si appoggia, infatti sulla capacità di valutare le abilità potenziali dell'individuo e individuare degli ambiti concreti dove – queste risorse – possano utilmente essere "spese" e valorizzate.